sabato 3 marzo 2012

l'acqua e la buccia

spaccarmi il naso, i denti, riempirmi la bocca di sangue e sentire il sapore che hanno le ossa e la carne quando sono ancora calde e pulsanti. cadere di faccia, a braccia aperte e non cercare nemmeno di mettere le mani avanti, che servirebbe solo a ferire anche loro, e non serve, non è quello che mi serve. le stimmate al prossimo giro, adesso solo facciate contro il pavimento, e che si adi terra battuta, o di linoleum, che bruci aoltre a spaccare, una striscia ustionata sulla pelle a racchiudere ossa e denti e carne e sangue e saliva e tutto quello che di reale può uscire da questa mia bocca. spaccarmi la faccia perchè sia nudo, il mio volto.
farmi male, e ricominciare.
perchè tutti prima o poi ti fanno del male, e allora è meglio farlo subito, togliamoci il pensiero e così forse potròò credere che sia finita qui, e che il rsto sia una strada in discesa.
una strada primaverile in discesa.
cosa fiorisce in primavera?
pensavo ai ciliegi, ma sono troppo ignorante per esserne sicura, e anche se in primavera fiorisce un po' di tutto questo potrebbe tranquillamente essere uno di quei casi in cui ti sbagli clamorosamente, la famosa eccezione del cazzo.
rami di ciliegio e rami di pesco. ah, i mandoli. sono belli i mandorli in fiore.
e le zagare. indimenticabili.

e con la faccia spaccata forse non ne sentirò l'odore, m il profumo delle zagare è già dentro di me, non mi serve il naso. e poi il naso è traditore, non mi fa più sentire il profumo dei garofani, funziona meglio la memoria dell'olfatto, quindi vaffanculo al naso.
la faccia non serve, ancoa una volta.

se solo potessi strappare tutta questa pelle. sbucciarmi, così, semplicemente. uscirne scivolando come da una sottoveste.
toglierla tutta e abbandonarla in un angolo, come certi brandeli di stoffa in certe case abbandonate. liberarmene con un gesto, e spingerla via con il piede, come si fa con gi abiti abbandonati degli amanti.
perderla e andarmene via. sparire nell'acqua. acqua dolce, che non mi appartiene, ma se potessi sbucciarmi senza troppo dolore forse anche l'acqua salata non brucerebbe.
scivolare sott'acqua, e non dover sentire, e vedere appannato quel tanto che basta per non cogliere le sfumature obbrobbriose.

e non potermi spaccare la faccia perchè l'acqua attutisce il colpo,
e poi, non servirebbe. non servirebbe più.

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