domenica 10 marzo 2013

Da te.

Piano piano mi allontano da te.
Comincio da adesso,
comincio da prima di me.
Un cuneo.
Neanche d'argento è questa distanza., sono si scalda, non ha valore.
Mi allontano da te
come fosse domani.
Un'altra distanza
un'altra distanza incolmabile,
da me a me,
il peso del tempo sbagliato.
Non sarò di carne, non sono di cera
non sono di terra -che non è madre, non è madre
e non sono sono di spugna.
Sono di quel tempo trascorso già inutile,
di vita scivolata sotto la strada,
lavata via,
come fosse niente, come fosse -pulito, vedi?
Adesso è tutto pulito.
Adesso
è tutto
pulito.
Comincio da adesso
ad allontanarmi da me.

C'è un posto in cui arrivano le lettere senza destinatario. Ti ho scritto due righe, e le ho spedite a quell'indirizzo.
Dormi bene.

venerdì 8 marzo 2013

Le ossa delle donne sono leggere.


Forse é vero che istituire "il giorno di" sottolinea che gli altri 364 non gli appartengono, che la diversitá non sempre passa per la diversificazione, che la mercificazione eccetera.
Peró la veritá è che dipende da noi, dipende sempre da noi.
Da noi donne e uomini di buon volontá, se questa volontá l'abbiamo.
Non smettere di ricordare, e non smettere di danzare.
A me si allarga il cuore quando la mia mamma, ancora, mi scrive l'8 marzo, quando il mio amore mi porta i fiori, quando la mercificazione non sporca la memoria -ma non diventa neanche una scusa per fregarsene ancora, un giorno di piú, con piú protervia.
Perché l'8 marzo degli spogliarellisti, il 14 febbraio delle cene di massa, non si combattono ingrassando la sciatteria e chiamandola "rispetto".
Noi che ci teniamo stretti, noi che ci teniamo strette tutto l'anno possiamo scambiarci un fiore in un giorno importante, e aggraziare per una volta i muscoli che ci siamo fatte combattendo ogni giorno.

Le ossa delle donne sono leggere, perché chi deve fare tanta strada non puó portare troppo peso, e sono flessibili, e resistenti, per non spezzarsi.
Le ossa delle donne imparano a non deformarsi, a ricrescere in fretta.
A perdere la forma del dolore, a restare sorridenti quando di slogano per mettere al mondo un figlio o spostare il peso immane della vita.
Auguri a tutte le donne che tutti i giorni combattono con grazia, operano con fatica e i capelli luminosi anche quando sono spettinati, carezzano dolcemente con le mani stanche.
E a tutti gli uomini che stanno loro accanto.
Perché anche se le ossa delle donne ricrescono in fretta é meglio avere cura di non spezzarle. Anche se le mani delle donne sono forti, ci piace che le vostre lo siano di piú. Auguri a noi, che ci teniamo stretti, che ci teniamo strette, tutto l'anno.

mercoledì 6 marzo 2013

Ciao Presidente - perchè certe morti sono una buona scusa per tutto.

Ciao Presidente. 
Non prendertela se uso la tua dipartita come scusa per dare sfogo ai fattacci miei, lo faranno in tanti, lo fanno sempre. 
So che é un po' di cattivo gusto, ma la gente, soprattutto in certi momenti, ha bisogno di aggrapparsi a una scusa, la gente soprattutto in certi momenti si sente piú sola e si immagina che la Terra sia attraversata da tanti fili d'un unico colore rosso, che ci uniscono tutti, chi piú chi meno, e che quando sente una tristezza piú profonda sia perché tutto il respiro del mondo é un po' affannato. Abbiamo bisogno di una scusa, di un sogno smarrito, di un morto abbastanza lontano, per accogliere la nostra vita, ogni tanto. Tu ne hai fatti di errori, certo. La tua Terra sta messa male, il sangue non é un buon concime, mai, lo so. Peró mi basti da scusa per guardarmi intorno e sentirmi un po' piú sola. 
Perché il maggior tradimento verso un popolo non é promettergli un sogno e realizzarlo in parte, ad un prezzo altissimo, anche sbagliando. 
Il tradimento piú grande é promettere un sogno e non assumersene la responsabilitá, mai, in alcun modo. 
Disgregare un popolo con il silenzio assente, la strafottenza pasciuta, le mani lavate. 
Abbiamo tutti un sogno infranto, e forse ti sto usando come scusa per i miei. 
Ma mi piacerebbe sentire il fruscío delle penne dopo le urla di protesta. Mi piacerebbe vedere una bandiera sventolare, dopo gli sputi sulle insegne del disonore. 
Forse é solo che il dolore del singolo si scioglie nei passi sincroni della comunitá, e questa comunitá io non la vedo. E il mio dolore, cosí, mi sembra un prezzo inutile da pagare. 
Non é una partita truccata, é che la partita non c'é. 
Perció non te la prendere, se passare dalla tua tomba in realtá é la scusa per salutarne altre che non ho, o che sono troppe e troppo vicine, e per stare un po' in compagnia, e per dare al mio dolore sperduto un volto abbastanza lontano da non avere rughe.