scopro di essere un coniglietto. e anche se forse, in fondo, in tutti noi c'è un coniglietto, non è giusto spingere così tanto da scovarlo. non è proprio giusto.
la verità è che un sacco di gente crede che io abbia fatto le mie scelte e che sia ammirevole combattere, e anche perdere, per i propri desideri, ma io in realtà ho combattuto per cosa?. e mi fa così paura dovere rismantellare tutto da capo, di nuovo. impegni, contratti, tutto, tutto su di me, una vita da casalinga attempata sulle mie spalle, e un cane con cui ricattarmi, e un amore buttato nel cesso.
come se io fossi una casalinga degli anni '50. come se dentro ciascuno di noi non ci fosse un'overdose di barbiturici pronta ad uscire. il cuore si può rompere, sai? non serve avvelenarsi. il corpo e la mente lo sentono, quando non ce la fai più. non ce la fanno più neanche loro. e si rompe tutto, dentro. ma questo tu non lo sai, perchè sei miserabile come solo i miserabili sanno essere. credi davvero che per spingere su un acceleratore serva tutto sto coraggio?
è che non serve nessun acceleratore. il corpo si piega da solo, se ne sente il bisogno. siamo un insieme di cose in equilibrio così precario, che basta mollare la presa e si sfalda tutto, da solo. dolcemente o con un botto.
che cantonata, che dolore intuile, che recidivo dolore inutile.
ti odio perchè mi fai odiare me stessa. e sai che m indebolisce. questo recidivo dolore intile. questa campana sorda nel mio petto.
sabato 26 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
i gatti e l'australia.
ogni giorno in più sulla terra è un passo verso lil suocidio, solo un modo più lento di celebrarne il rito,. viene il momento in cui ti devi chiedere che direzione stia prendendo la tua vita, e se non hai risposta, perchè non ha nessuna direzione, perchè è ferma, ferma e accartocciata, e non ha direzione, e non ha scopo, allora ti chiedi che senso abbia proseguire un cammino che di fatto non c'è.
come la più stupida della donne stupide, la più calssicamente stupida delel donen stupide, non ho perso perchè non ho neanche giocato la partita, e quindi è una sconfitta senza redenzione. non c'è una rivincita per chi perde a tavolino.
non accadrà più. la lezione è che non puoi permetterti di affidare la tua vita a qualcun altro. nn puoi viverla in funzione sua, nemmeno se hai la sensazione che sia parte di te e quindi inqualche modo che tu stia di fatto vivendo. è una fregatura, una banale, sciocca, stupidissima fregatura. e dire che ho sempre avuto ribrezzo per l'idea di riprodurmi, il che poteva essere un'avvisaglia, un segnale che la vita mi mandava per avvertirmi di non farmi fregare, che la gente è fungiforme, che tutto marcisce e sparisce e che se gli consenti di inglobarti sopravvierà anche alla tua morte.
che non sei niente, se non un pezzetto del puzzle di qualcun altro.
che non hai faccia, occhi, voce. che alla lunga finirai per essere l'idea che gli altrihanno di te.
e se per caso adesso inizierai a cercare confonrto nelle affermazioni lusinghiere che qualcuno ha fatto nei tuoi confronti, ricorda che chi ti fa un complimento lofa per migliorare se stesso.
perchè se tu sei fantastico,allora le mie sconfitte non significano necessariamente che sono una pippa, ma magari solo che non sono un supereroe.
come dire che una è bella solo perchè fa la modella. non ha alcun senso, ma funziona, visto quanto se ne fa uso.
lo strumento dell'altrui elevazione per sentirsi meno in basso. perchè se tue sei alto due metri non sonoio che sono un nano. no no, sei tu che sei un gigante. che poi io sia alto un metro o cinquanta centimentri non è rilevante, una volta assodato che sei TU ad essere fuori misura. ma in bene, eh, che noi non si vuiol parlare male di nessuno.
ecco, è così semplice.
il punto è che bisogna spogliarsi di qualsiasi appiglio alla vita, una volta preso atto che la si sta abbandonando ogni giorno. altrimenti fa solo più male, è solo più triste.
ma cado sempre nello stesso errore. mi piace immaginare cosa potrebbe accadere se. ecco, il prossimo esercizio di disciplina è annullare l'immaginazione. anche perchè, e qui sta la conferma della mia totale sconfitta, c'è sempre qualcun altro nel ruolo di primo attore nel mio 'imaginare cosa accadrebbe se'. e siccome in assenza di un podio tutti quelli che non sono primi non esistono proprio, è inutile stare a discuterne, direi.
ua forma di eutanasia emozionale, ci vuole un po' di tempo, ma fa parte del sistema. poi arriva il momento di andare sulla collinai dei ciliegi a farsi sparare da un cecchino gentile, ma un po' stupido, perchè in fondo gli dispiace il suo alvoro, enon si rende conto che anche lui, se fa quel mestiere, è uno che non ha scelto per sè. è uno strumento utile alla vita di qualcun altro. un cecchino gentile e lentigginoso. giovane, diciott'anni al massimo. preoccupati di accertarsi che sia davvero convinta e preoccupato di non sbagliare il colpo, non sia mai che dovesse farmi male. ma se mi devi ammazzare, di che ti preoccuapi? poesia delle menti semplici, che danno un gran peso ad ogni piccola cosa. avrà lucidato e pulito il fucile con cura per mostrare il suo rispetto per il gesto che deve compiere. già. immaginate un impiegato postale che lucidi i suoi timbri ogni mattina in segno di rispetto per l'utenza. buffo, vero?
ma lui non lo sa che il suo fucile è in tutto e per tutto simile ai timbri degli impiegati, o allo scotch delle commesse che certo, a volte potrebbero metterci più cura nell'incartare i pacchetti.
probabilmente piangerà, se è la sua prima volta. proverà a convincermi. in ognuno di noi si celano uno psicologo e un opinionista, dato che la versione comune è che uno psicologo sia uno che capisce la gente (?) e un opinionista sia uno che abbia un'opinione su qualcosa. il sesso degli angeli, il modo corretto di preparare la carbonara, la fine del mondo. roba così.
il problema è che mia mamma e mio papà non sono pronti a capire. credono che possa dipendere da loro, ma il punto è che ogni gioco ha uno scherzetto nascosto. perchè mentre chiunque può influire negativamente sul corso delle cose, a poter dare una raddrizzata al timone solo sono quelli che, appunto, possono. tutti gli altri sono condannati all'impotenza del loro amore.
e quindi dobbiamo pagarla un po' tutti questa condizione. io, che sono rimasta senza pelle e sono un gattino bagnato.lo sono sempre stata, ma non ci voleva credere nessuno e finchè è durata anche io ho fatto finta di crederci. sono stata tantio animali, ma con un gattino bagnato nel cuore. e adesso che è venuto fuori, dopo un primo moneto di tenerezza per questo brutto animale spelacchiato, dopo aver sentito la madre di tutte le scuse, ma non averci mai creduto, e cioè che era solo un momento, adesso che è lì e tutti lo sanno e si sentono in dovere di proteggerlo per quanto lor possibile, adesso io non posso che fare quello che devo fare. un minimo di senso dell'onore, dio mio.
non avrei mai voluto che qualcuno si prendesse cura di me per pena. o perchè se ne sentiva in dovere considarata la mia debolezza. perchè la differenza è sostanziale, prendersi cura di qualcuno perchè lo si vule fare o perchè si ritiene che altrimenti questo qualcuno non ce la possa fare da solo.
ma siccome mamma e papà (scusa mamma, scusa papà, mi dispiace così tanto) non possono capirlo, per fare quello che devo fare devo aspettare un po' di tempo. oppure emigrare dall'altra parte del mondo e pagare qualcuno perchè gli telefoni e scriva delle email imitando il mio stile, e inventi delle scuse sul perchè non li vado a trovare. così che non si accorgano di niente. potrebbe essere un'idea, ma se poi non lo facesse? la gente fa presto a scordarsi della parola data una volta che non ci sei più.
e sul senso dell'onore non posso che avere la mia personalissima opione, purtroppo.
come la più stupida della donne stupide, la più calssicamente stupida delel donen stupide, non ho perso perchè non ho neanche giocato la partita, e quindi è una sconfitta senza redenzione. non c'è una rivincita per chi perde a tavolino.
non accadrà più. la lezione è che non puoi permetterti di affidare la tua vita a qualcun altro. nn puoi viverla in funzione sua, nemmeno se hai la sensazione che sia parte di te e quindi inqualche modo che tu stia di fatto vivendo. è una fregatura, una banale, sciocca, stupidissima fregatura. e dire che ho sempre avuto ribrezzo per l'idea di riprodurmi, il che poteva essere un'avvisaglia, un segnale che la vita mi mandava per avvertirmi di non farmi fregare, che la gente è fungiforme, che tutto marcisce e sparisce e che se gli consenti di inglobarti sopravvierà anche alla tua morte.
che non sei niente, se non un pezzetto del puzzle di qualcun altro.
che non hai faccia, occhi, voce. che alla lunga finirai per essere l'idea che gli altrihanno di te.
e se per caso adesso inizierai a cercare confonrto nelle affermazioni lusinghiere che qualcuno ha fatto nei tuoi confronti, ricorda che chi ti fa un complimento lofa per migliorare se stesso.
perchè se tu sei fantastico,allora le mie sconfitte non significano necessariamente che sono una pippa, ma magari solo che non sono un supereroe.
come dire che una è bella solo perchè fa la modella. non ha alcun senso, ma funziona, visto quanto se ne fa uso.
lo strumento dell'altrui elevazione per sentirsi meno in basso. perchè se tue sei alto due metri non sonoio che sono un nano. no no, sei tu che sei un gigante. che poi io sia alto un metro o cinquanta centimentri non è rilevante, una volta assodato che sei TU ad essere fuori misura. ma in bene, eh, che noi non si vuiol parlare male di nessuno.
ecco, è così semplice.
il punto è che bisogna spogliarsi di qualsiasi appiglio alla vita, una volta preso atto che la si sta abbandonando ogni giorno. altrimenti fa solo più male, è solo più triste.
ma cado sempre nello stesso errore. mi piace immaginare cosa potrebbe accadere se. ecco, il prossimo esercizio di disciplina è annullare l'immaginazione. anche perchè, e qui sta la conferma della mia totale sconfitta, c'è sempre qualcun altro nel ruolo di primo attore nel mio 'imaginare cosa accadrebbe se'. e siccome in assenza di un podio tutti quelli che non sono primi non esistono proprio, è inutile stare a discuterne, direi.
ua forma di eutanasia emozionale, ci vuole un po' di tempo, ma fa parte del sistema. poi arriva il momento di andare sulla collinai dei ciliegi a farsi sparare da un cecchino gentile, ma un po' stupido, perchè in fondo gli dispiace il suo alvoro, enon si rende conto che anche lui, se fa quel mestiere, è uno che non ha scelto per sè. è uno strumento utile alla vita di qualcun altro. un cecchino gentile e lentigginoso. giovane, diciott'anni al massimo. preoccupati di accertarsi che sia davvero convinta e preoccupato di non sbagliare il colpo, non sia mai che dovesse farmi male. ma se mi devi ammazzare, di che ti preoccuapi? poesia delle menti semplici, che danno un gran peso ad ogni piccola cosa. avrà lucidato e pulito il fucile con cura per mostrare il suo rispetto per il gesto che deve compiere. già. immaginate un impiegato postale che lucidi i suoi timbri ogni mattina in segno di rispetto per l'utenza. buffo, vero?
ma lui non lo sa che il suo fucile è in tutto e per tutto simile ai timbri degli impiegati, o allo scotch delle commesse che certo, a volte potrebbero metterci più cura nell'incartare i pacchetti.
probabilmente piangerà, se è la sua prima volta. proverà a convincermi. in ognuno di noi si celano uno psicologo e un opinionista, dato che la versione comune è che uno psicologo sia uno che capisce la gente (?) e un opinionista sia uno che abbia un'opinione su qualcosa. il sesso degli angeli, il modo corretto di preparare la carbonara, la fine del mondo. roba così.
il problema è che mia mamma e mio papà non sono pronti a capire. credono che possa dipendere da loro, ma il punto è che ogni gioco ha uno scherzetto nascosto. perchè mentre chiunque può influire negativamente sul corso delle cose, a poter dare una raddrizzata al timone solo sono quelli che, appunto, possono. tutti gli altri sono condannati all'impotenza del loro amore.
e quindi dobbiamo pagarla un po' tutti questa condizione. io, che sono rimasta senza pelle e sono un gattino bagnato.lo sono sempre stata, ma non ci voleva credere nessuno e finchè è durata anche io ho fatto finta di crederci. sono stata tantio animali, ma con un gattino bagnato nel cuore. e adesso che è venuto fuori, dopo un primo moneto di tenerezza per questo brutto animale spelacchiato, dopo aver sentito la madre di tutte le scuse, ma non averci mai creduto, e cioè che era solo un momento, adesso che è lì e tutti lo sanno e si sentono in dovere di proteggerlo per quanto lor possibile, adesso io non posso che fare quello che devo fare. un minimo di senso dell'onore, dio mio.
non avrei mai voluto che qualcuno si prendesse cura di me per pena. o perchè se ne sentiva in dovere considarata la mia debolezza. perchè la differenza è sostanziale, prendersi cura di qualcuno perchè lo si vule fare o perchè si ritiene che altrimenti questo qualcuno non ce la possa fare da solo.
ma siccome mamma e papà (scusa mamma, scusa papà, mi dispiace così tanto) non possono capirlo, per fare quello che devo fare devo aspettare un po' di tempo. oppure emigrare dall'altra parte del mondo e pagare qualcuno perchè gli telefoni e scriva delle email imitando il mio stile, e inventi delle scuse sul perchè non li vado a trovare. così che non si accorgano di niente. potrebbe essere un'idea, ma se poi non lo facesse? la gente fa presto a scordarsi della parola data una volta che non ci sei più.
e sul senso dell'onore non posso che avere la mia personalissima opione, purtroppo.
domenica 6 marzo 2011
dell'acqua calda e rossa e rosa. casalinghe anni '50.
mi poiacerebbe pensare che questo canale di sfogo, che facciamo finta sia nascosto e visibile solo a chi dico io, e facciamo anche finta che chi dico io si accorga che c'è e lo veda, mi piacerebbe pensare che non sia tempo buttato, un eserciio di scrittura autoreferenziale per chi scrittore non è, come io in effetti non lo sono. mi piacerebbe pensare che ogni volta che l'acqua calda diventa un'attrazione troppo forte, e calda e rossa e rosa, mi piacerebbe pensare che poi basta scriverlo e passa da solo, mi piacerebbe non trovare ridicolo questo buco che ho all'altezza delpetto.
mi piacerebbe arrabbiami e aindiganrmi ancora, senza guardarmi dall'esterno sapendo che non è autentica quella rabbia, che è di copertina, perchè in questi casi, che cazzo, bisogna arrabbiarsi.
ma io sono così spenta.
lo senti quando non ci credi fino in fondi in un'aincazzaura. le vene del collo stentano a gonfiarsi, le orecchie non si infiammano. e i gesti sembrano così vuoti, e così telefonati.
mia madre dice che non è possibile che mi sia tutto indifferente, visto che è esattamente della mi avita che stiamo parlando, ma in realtà sono impermeabilizzata, è vero. scivola, scivola via come se non esistessi, forse cosi smetterai di esistere davvero. e lo so che non serve, che metodologicamente è una cazzata, ma tant'è.
e tu che diritto hai di essere il coltello? leggevo grossman e piangevo sul tram. ma proprio lacrimoni che rotolavano grossi e ciccioni sulla mia faccia da cazzo. a volte è utile avere un cappotto a collo alto e i capelli con il ciuffo, solo che poi tutto diventa così perfettamente consono alla fenomenologia emo, e la tragedia, oh! la tragedia della mia vita si sminuisce a chiacchiere da assenzio-e-gitanes che fanno così postadolescenzial figo di sticazzi.
il punto è che tutta questa fatica non serve assolutamente a niente, perchè non mi lascia il tempo di fare quello per cui di fatto fatico. e io lo so, dannazione, lo SO.
e quando sparisce la favola bella, ti senti una vecchia ciabatta. e forse non è neanche che tu abbia qualcosa da dire davvero, perchè altrimenti, forse, riusciresti a dirla comunque, non so. forse è che alla lunga la voce si smorza, i soffoca, e ti rimangono solo scene da casa linga anni '50, e l'acqua calda e rossa e rosa che tanto ti attrae. che fa molto casalinga anni '50, diciamocelo. i barbiturici già son più da diva, ma io da questo pozzo non saprei nemmeno dove andare a procurarmi mille pilloline colorate e appuntite, e quindi mi adeguo, e mi arrangio con quello che passa il convento.
poteva andare peggio, potevo avere solo una doccia, e allora neanche la teoria dell'acqua calda e rossa e rosa, e sai che palle, allora.
io credo che mia mamma lo sappia che qualcosa non va.
mi dice di stare lontana dall'acqua, visto che sono sola in casa. eh capirai, sai che differenza, le rispondo.
mi piacerebbe pensare che tornerò, e sarai ancora lì. e che ci sarà uno spazio per me nella mia vita, e che ci sarà nella tua, e che non sarà così ridicolo stare al mondo. mi piacerebbe credere che un giorno mi sposerò e tutti i miei amici saranno contenti e che lo sarò anche io, invece di pensare che santo dio, quasi quasi mi sposo faccio due figli e poi mi suicido per arla completa. non che voglia sposarmi, è solo per dire che mi piacerebbe vedere una soluzione che non fosse momentanea come questa di adesso, scrivere per fare passare il tempo e aspettare che faccia troppo freddo per pensare di riempire la vasca eccetera eccetera. lasciarsi vincere dalla pigrizia, che a volte ti salva la vita davvero. suona un po' patetico, ma solo perchè non sono un famoso scrittore della cazzissimo di beat generation, sennò sarebbe una gran frase, ci scommetto la qualunque. tanto non lo sapremo mai, quindi? quindi ti attacchi.
e l'acqua calda e rossa e rosa, e bianca perchè non voglio vedermi, perchè l'acqua è sempre troppo trasparente e io mi sento così fredda e vuota e scoperta. tana per me.
mi piacerebbe arrabbiami e aindiganrmi ancora, senza guardarmi dall'esterno sapendo che non è autentica quella rabbia, che è di copertina, perchè in questi casi, che cazzo, bisogna arrabbiarsi.
ma io sono così spenta.
lo senti quando non ci credi fino in fondi in un'aincazzaura. le vene del collo stentano a gonfiarsi, le orecchie non si infiammano. e i gesti sembrano così vuoti, e così telefonati.
mia madre dice che non è possibile che mi sia tutto indifferente, visto che è esattamente della mi avita che stiamo parlando, ma in realtà sono impermeabilizzata, è vero. scivola, scivola via come se non esistessi, forse cosi smetterai di esistere davvero. e lo so che non serve, che metodologicamente è una cazzata, ma tant'è.
e tu che diritto hai di essere il coltello? leggevo grossman e piangevo sul tram. ma proprio lacrimoni che rotolavano grossi e ciccioni sulla mia faccia da cazzo. a volte è utile avere un cappotto a collo alto e i capelli con il ciuffo, solo che poi tutto diventa così perfettamente consono alla fenomenologia emo, e la tragedia, oh! la tragedia della mia vita si sminuisce a chiacchiere da assenzio-e-gitanes che fanno così postadolescenzial figo di sticazzi.
il punto è che tutta questa fatica non serve assolutamente a niente, perchè non mi lascia il tempo di fare quello per cui di fatto fatico. e io lo so, dannazione, lo SO.
e quando sparisce la favola bella, ti senti una vecchia ciabatta. e forse non è neanche che tu abbia qualcosa da dire davvero, perchè altrimenti, forse, riusciresti a dirla comunque, non so. forse è che alla lunga la voce si smorza, i soffoca, e ti rimangono solo scene da casa linga anni '50, e l'acqua calda e rossa e rosa che tanto ti attrae. che fa molto casalinga anni '50, diciamocelo. i barbiturici già son più da diva, ma io da questo pozzo non saprei nemmeno dove andare a procurarmi mille pilloline colorate e appuntite, e quindi mi adeguo, e mi arrangio con quello che passa il convento.
poteva andare peggio, potevo avere solo una doccia, e allora neanche la teoria dell'acqua calda e rossa e rosa, e sai che palle, allora.
io credo che mia mamma lo sappia che qualcosa non va.
mi dice di stare lontana dall'acqua, visto che sono sola in casa. eh capirai, sai che differenza, le rispondo.
mi piacerebbe pensare che tornerò, e sarai ancora lì. e che ci sarà uno spazio per me nella mia vita, e che ci sarà nella tua, e che non sarà così ridicolo stare al mondo. mi piacerebbe credere che un giorno mi sposerò e tutti i miei amici saranno contenti e che lo sarò anche io, invece di pensare che santo dio, quasi quasi mi sposo faccio due figli e poi mi suicido per arla completa. non che voglia sposarmi, è solo per dire che mi piacerebbe vedere una soluzione che non fosse momentanea come questa di adesso, scrivere per fare passare il tempo e aspettare che faccia troppo freddo per pensare di riempire la vasca eccetera eccetera. lasciarsi vincere dalla pigrizia, che a volte ti salva la vita davvero. suona un po' patetico, ma solo perchè non sono un famoso scrittore della cazzissimo di beat generation, sennò sarebbe una gran frase, ci scommetto la qualunque. tanto non lo sapremo mai, quindi? quindi ti attacchi.
e l'acqua calda e rossa e rosa, e bianca perchè non voglio vedermi, perchè l'acqua è sempre troppo trasparente e io mi sento così fredda e vuota e scoperta. tana per me.
martedì 1 marzo 2011
con l'esibizionismo del diario segreto di una casalinga di baudelaire
esattamente come una lettera su un muro, l'onesto esibizionismo di un diario, perchè non è affatto vero che il diario è "privato" e "personale", altrimenti le cose che ci scrivi su te le terresti per te. è lì, con il disperato bisogno che qualcuno lo noti, passando. che legga e magicamente si ritrovi in quello che ha letto.
come se non fossimo tutti uguali, alla fine.
questo bisogno ridicolo di sentirsi tutti così diversi, e unici, e, oh cielo, soli. e ah, la magia di scoprirsi sì unici, ma complementari con quell'unico pezzo unico che completa la metà di questa immagine che, oh! nella notte dei tempi un dio oscuro volle infrangere per spargerci tutti sulla terra, così soli e incompleti eccetera eccetera.
alla fine, tutti abbiamo le stesse paure e bene o male gli stessi desideri. con qualche leggera variazione sul tema.
come al solito, a fare la differenza sono le sfumature.
solo che questa bellezza non regge il confronto con la realtà.
siamo tutti così belli, quando non ci siamo più.
io non sono bella, sono come tutti, come la vita, limitata, imperfetta.
il mio corpo è pieno di difetti. la mia pelle, voce, mani, gambe, mente. non c'è niente che sia esattamente al suo posto.
una persona cui ho voluto molto bene mi diceva che il suo lavoro, il lavoro di un bravo direttore della fotografia è anche nel non fare vedere i difetti delle attrici. le rughette, le pieghe del collo. la peluria sul viso. lo diceva con amore.
(peraltro non ci vedo niente di spoetizzante. proteggere la bellezza è un'opera di estrema nobiltà d'animo)
illuminare per nascondere.
la memoria è esattamente quel fascio di luce perfetta che cancella le imperfezioni, fa brillare i capelli, e insomma, è una faccia perfetta e luminosa. forse un po' appiattita, ma un prezzo bisognerà pur pagarlo da qualche parte. e poi, se non ci si intigna così tanto, è bellissima, e giovane per sempre, e perfetta.
è la venere di botticelli - bellissima, certo. ma nessuna donna reale vorrebbe quei fianchi. andiamo, su. siamo seri.
e insomma, io resto qui, in questa stanza che ho deciso che è rossa e in penombra, di legno, rossa e nera. e adesso lo è, adesso che ho deciso che lo è. lo è per me e per chi leggerà queste pagine da casalinga provinciale - che a me emma bovary mi fa un baffo, mi consenta.
lo è per me e per chi leggerà, questa è la mia venere ed è come dico io.
ma non sopravviverebbe alla vita reale.
io non sono bella. e non sono brillante. mi costa una fatica disumana sembrare intelligente, o arguta, o tutte quelle cose che fanno tanto bret easton ellis, e però poi io non ammazzo nessuno per svuotarmi. e la goffaggine è poesia solo nelle piccole, miratissime dosi omeopatiche del ricordo.
siamo tutti così belli quando andiamo via, quando siamo andati già via, quando le cose si mettono come in un libro - i libri sono sempre meglio della vita - e non succederà più che la vita ti fotta che la vita stessa.
e per quanto sia stupido, io non ho altro modo per proteggere la bellezza che ha sfiorato la mia strada. il profumo che non svanisce e non è invadente, queste cose così.
e poi, andiamo. uno che trova il tempo di leggere sta roba di certo non avrà il tempo di prendere un banalissimo caffè con la me che nemmeno vedrebbe per strada.
sono troppo, troppo più figa, così.
lo siamo tutti. in qualche modo, bisogna pur pareggiare i conti con la realtà.
come se non fossimo tutti uguali, alla fine.
questo bisogno ridicolo di sentirsi tutti così diversi, e unici, e, oh cielo, soli. e ah, la magia di scoprirsi sì unici, ma complementari con quell'unico pezzo unico che completa la metà di questa immagine che, oh! nella notte dei tempi un dio oscuro volle infrangere per spargerci tutti sulla terra, così soli e incompleti eccetera eccetera.
alla fine, tutti abbiamo le stesse paure e bene o male gli stessi desideri. con qualche leggera variazione sul tema.
come al solito, a fare la differenza sono le sfumature.
solo che questa bellezza non regge il confronto con la realtà.
siamo tutti così belli, quando non ci siamo più.
io non sono bella, sono come tutti, come la vita, limitata, imperfetta.
il mio corpo è pieno di difetti. la mia pelle, voce, mani, gambe, mente. non c'è niente che sia esattamente al suo posto.
una persona cui ho voluto molto bene mi diceva che il suo lavoro, il lavoro di un bravo direttore della fotografia è anche nel non fare vedere i difetti delle attrici. le rughette, le pieghe del collo. la peluria sul viso. lo diceva con amore.
(peraltro non ci vedo niente di spoetizzante. proteggere la bellezza è un'opera di estrema nobiltà d'animo)
illuminare per nascondere.
la memoria è esattamente quel fascio di luce perfetta che cancella le imperfezioni, fa brillare i capelli, e insomma, è una faccia perfetta e luminosa. forse un po' appiattita, ma un prezzo bisognerà pur pagarlo da qualche parte. e poi, se non ci si intigna così tanto, è bellissima, e giovane per sempre, e perfetta.
è la venere di botticelli - bellissima, certo. ma nessuna donna reale vorrebbe quei fianchi. andiamo, su. siamo seri.
e insomma, io resto qui, in questa stanza che ho deciso che è rossa e in penombra, di legno, rossa e nera. e adesso lo è, adesso che ho deciso che lo è. lo è per me e per chi leggerà queste pagine da casalinga provinciale - che a me emma bovary mi fa un baffo, mi consenta.
lo è per me e per chi leggerà, questa è la mia venere ed è come dico io.
ma non sopravviverebbe alla vita reale.
io non sono bella. e non sono brillante. mi costa una fatica disumana sembrare intelligente, o arguta, o tutte quelle cose che fanno tanto bret easton ellis, e però poi io non ammazzo nessuno per svuotarmi. e la goffaggine è poesia solo nelle piccole, miratissime dosi omeopatiche del ricordo.
siamo tutti così belli quando andiamo via, quando siamo andati già via, quando le cose si mettono come in un libro - i libri sono sempre meglio della vita - e non succederà più che la vita ti fotta che la vita stessa.
e per quanto sia stupido, io non ho altro modo per proteggere la bellezza che ha sfiorato la mia strada. il profumo che non svanisce e non è invadente, queste cose così.
e poi, andiamo. uno che trova il tempo di leggere sta roba di certo non avrà il tempo di prendere un banalissimo caffè con la me che nemmeno vedrebbe per strada.
sono troppo, troppo più figa, così.
lo siamo tutti. in qualche modo, bisogna pur pareggiare i conti con la realtà.
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