domenica 6 marzo 2011

dell'acqua calda e rossa e rosa. casalinghe anni '50.

mi poiacerebbe pensare che questo canale di  sfogo, che facciamo finta sia nascosto e visibile solo a chi dico io, e facciamo anche finta che chi dico io si accorga che c'è e lo veda, mi piacerebbe pensare che non sia tempo buttato, un eserciio di scrittura autoreferenziale per chi scrittore non è, come io in effetti non lo sono. mi piacerebbe pensare che ogni volta che l'acqua calda diventa un'attrazione troppo forte, e calda e rossa e rosa, mi piacerebbe pensare che poi basta scriverlo e passa da solo, mi piacerebbe non trovare ridicolo questo buco che ho all'altezza delpetto.
mi piacerebbe arrabbiami e aindiganrmi ancora, senza guardarmi dall'esterno sapendo che non è autentica quella rabbia, che è di copertina, perchè in questi casi, che cazzo, bisogna arrabbiarsi.
ma io sono così spenta.
lo senti quando non ci credi fino in fondi in un'aincazzaura. le vene del collo stentano a gonfiarsi, le orecchie non si infiammano. e i gesti sembrano così vuoti, e così telefonati.

mia madre dice che non è possibile che mi sia tutto indifferente, visto che è esattamente della mi avita che stiamo parlando, ma in realtà sono impermeabilizzata, è vero. scivola, scivola via come se non esistessi, forse cosi smetterai di esistere davvero. e lo so che non serve, che metodologicamente è una cazzata, ma tant'è.

e tu che diritto hai di essere il coltello? leggevo grossman e piangevo sul tram. ma proprio lacrimoni che rotolavano grossi e ciccioni sulla mia faccia da cazzo. a volte è utile avere un cappotto a collo alto e i capelli con il ciuffo, solo che poi tutto diventa così perfettamente consono alla fenomenologia emo, e la tragedia, oh! la tragedia della mia vita si sminuisce a chiacchiere da assenzio-e-gitanes che fanno così postadolescenzial figo di sticazzi.

il punto è che tutta questa fatica non serve assolutamente a niente, perchè non mi lascia il tempo di fare quello per cui di fatto fatico. e io lo so, dannazione, lo SO.
e quando sparisce la favola bella, ti senti una vecchia ciabatta. e forse non è neanche che tu abbia qualcosa da dire davvero, perchè altrimenti, forse, riusciresti a dirla comunque, non so. forse è che alla lunga la voce si smorza, i soffoca, e ti rimangono solo scene da casa linga anni '50, e l'acqua calda e rossa e rosa che tanto ti attrae. che fa molto casalinga anni '50, diciamocelo. i barbiturici già son più da diva, ma io da questo pozzo non saprei nemmeno dove andare a procurarmi mille pilloline colorate e appuntite, e quindi mi adeguo, e mi arrangio con quello che passa il convento.
poteva andare peggio, potevo avere solo una doccia, e allora neanche la teoria dell'acqua calda e rossa e rosa, e sai che palle, allora.
io credo che mia mamma lo sappia che qualcosa non va.
mi dice di stare lontana dall'acqua, visto che sono sola in casa. eh capirai, sai che differenza, le rispondo.

mi piacerebbe pensare che tornerò, e sarai ancora lì. e che ci sarà uno spazio per me nella mia vita, e che ci sarà nella tua, e che non sarà così ridicolo stare al mondo. mi piacerebbe credere che un giorno mi sposerò e tutti i miei amici saranno contenti e che lo sarò anche io, invece di pensare che santo dio, quasi quasi mi sposo faccio due figli e poi mi suicido per arla completa. non che voglia sposarmi, è solo per dire che mi piacerebbe vedere una soluzione che non fosse momentanea come questa di adesso, scrivere per fare passare il tempo e aspettare che faccia troppo freddo per pensare di riempire la vasca eccetera eccetera. lasciarsi vincere dalla pigrizia, che a volte ti salva la vita davvero. suona un po' patetico, ma solo perchè non sono un famoso scrittore della cazzissimo di beat generation, sennò sarebbe una gran frase, ci scommetto la qualunque. tanto non lo sapremo mai, quindi? quindi ti attacchi.

e l'acqua calda e rossa e rosa, e bianca perchè non voglio vedermi, perchè l'acqua è sempre troppo trasparente e io mi sento così fredda e vuota e scoperta. tana per me.

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