martedì 1 marzo 2011

con l'esibizionismo del diario segreto di una casalinga di baudelaire

esattamente come una lettera su un muro, l'onesto esibizionismo di un diario, perchè non è affatto vero che il diario è "privato" e "personale", altrimenti le cose che ci scrivi su te le terresti per te. è lì, con il disperato bisogno che qualcuno lo noti, passando. che legga e magicamente si ritrovi in quello che ha letto.
come se non fossimo tutti uguali, alla fine.
questo bisogno ridicolo di sentirsi tutti così diversi, e unici, e, oh cielo, soli. e ah, la magia di scoprirsi sì unici, ma complementari con quell'unico pezzo unico che completa la metà di questa immagine che, oh! nella notte dei tempi un dio oscuro volle infrangere per spargerci tutti sulla terra, così soli e incompleti eccetera eccetera.
alla fine, tutti abbiamo le stesse paure e bene o male gli stessi desideri. con qualche leggera variazione sul tema.
come al solito, a fare la differenza sono le sfumature.

solo che questa bellezza non regge il confronto con la realtà.
siamo tutti così belli, quando non ci siamo più.
io non sono bella, sono come tutti, come la vita, limitata, imperfetta.
il mio corpo è pieno di difetti. la mia pelle, voce, mani, gambe, mente. non c'è niente che sia esattamente al suo posto.
una persona cui ho voluto molto bene mi diceva che il suo lavoro, il lavoro di un bravo direttore della fotografia è anche nel non fare vedere i difetti delle attrici. le rughette, le pieghe del collo. la peluria sul viso. lo diceva con amore.
(peraltro non ci vedo niente di spoetizzante. proteggere la bellezza è un'opera di estrema nobiltà d'animo)

illuminare per nascondere.
la memoria è esattamente quel fascio di luce perfetta che cancella le imperfezioni, fa brillare i capelli, e insomma, è una faccia perfetta e luminosa. forse un po' appiattita, ma un prezzo bisognerà pur pagarlo da qualche parte. e poi, se non ci si intigna così tanto, è bellissima, e giovane per sempre, e perfetta.
è la venere di botticelli - bellissima, certo. ma nessuna donna reale vorrebbe quei fianchi. andiamo, su. siamo seri.

e insomma, io resto qui, in questa stanza che ho deciso che è rossa e in penombra, di legno, rossa e nera. e adesso lo è, adesso che ho deciso che lo è. lo è per me e per chi leggerà queste pagine da casalinga provinciale - che a me emma bovary mi fa un baffo, mi consenta.
lo è per me e per chi leggerà, questa è la mia venere ed è come dico io.
ma non sopravviverebbe alla vita reale.
io non sono bella. e non sono brillante. mi costa una fatica disumana sembrare intelligente, o arguta, o tutte quelle cose che fanno tanto bret easton ellis, e però poi io non ammazzo nessuno per svuotarmi. e la goffaggine è poesia solo nelle piccole, miratissime dosi omeopatiche del ricordo.
siamo tutti così belli quando andiamo via, quando siamo andati già via, quando le cose si mettono come in un libro - i libri sono sempre meglio della vita - e non succederà più che la vita ti fotta che la vita stessa.
e per quanto sia stupido, io non ho altro modo per proteggere la bellezza che ha sfiorato la mia strada. il profumo che non svanisce e non è invadente, queste cose così.
e poi, andiamo. uno che trova il tempo di leggere sta roba di certo non avrà il tempo di prendere un banalissimo caffè con la me che nemmeno vedrebbe per strada.
sono troppo, troppo più figa, così.
lo siamo tutti. in qualche modo, bisogna pur pareggiare i conti con la realtà.

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