sabato 29 agosto 2009

cambio casa

cambio casa. non so ancora quando, ma ho bisogno di spazio. in realtà avrei bisogno di molto, molto più spazio, tipo una casa solo per me. per vedere chi voglio qundo voglio, perchè anche la pianta più pomettente se la lascia nello stesso vaso con altre piante prima o poi si ratrappisce. e infatti è così.

vorrei una casa solo per me, per vedere solo chi amo solo quando voglio, perchè così mi manca l'aria.

cambio casa, vorrei un grande terrazzo e la vista sull'acqua, perchè nell'acqua possano fuggire via la mia solitudine e il mio dolore silenzioso, perchè sott'acqua puoi anche gridare e piangere disperatamente, ed uscirne con il viso pulito e senza che nessuno sisia accorto di nulla. perchè puoi non uscirne finchè non hai finito, e puoi anche decidere di non finire mai, se serve.

vorrei una distesa d'acqua vicina, da poterci cadere dentro quasi per sbaglio, quasi per caso, come succede, in fondo, con le cose più belle. come a me è successo con le cose più belle. e fonda, da poterci andare a fondo all'infinito. proprio come sempre, con le cose più belle.
un'acqua gentile e accogliente, che non spinge verso l'alto, ma sappia abbracciare verso il fondo, perchè chi si tuffa non lo fa per risalire, non in fretta, almeno. perchè là fuori il sole brucia, e gli occhi si asciugano. e tutti possono vedere quanto sfacelo ti porti addosso, mentre l'acqua appanna lo sguardo, e tutto si sfoca delicatamente. sarebbe tutto così semplice.

vorrei trovarla e scattare una foto dal mio grande terrazzo sull'acqua. vorrei scattare una foto dal mio terrazzo e mandartela, ti direbbe tante cose che di me non sai, puoi forse intuire, e in parte ti ho detto, ma non puoi sapere a meno di non essere fatto d'acqua come me, che fatico da morire a tenermi insieme e non disperdermi in mille piccoli rivoli solitari su un pavimento anonimo, fino alla prossima, fino alla foce del fiume, fino a quando non avrò trovato la via per scappare da tutto questo, da tutta questa vita.

giovedì 20 agosto 2009

una stella filante sul mare di notte


e visto che ho preso il via, ormai tanto vale continuare. perchè come sempre, la peggiore delle inondazioni avviene quando si fa un buchino piccino picciò nella diga e lo si lascia stare. e quando ti rendi conto che forse avresti fatto meglio a tapparlo (sempre che sia possibile) ormai ha distrutto campi, villaggi e tutto quello che c'è intorno nel raggio di chilometri.

perchè la verità è che non ne posso più, e anche se lo sapevo già, guardare di sfuggita in faccia il problema è stato un atto di superbia che non so quando smetterò di pagare. perchè il problema è che da quando sono al mondo ho sempre pensato di essere un certo qualcosa e dover diventare quanto più simile a questa cosa, e se adesso, o domani, smettessi di prendere a testate i muri per farmi strada verso questa me, beh.
non saprei che fare. io non so fare nien'altro che questo, sempre che lo sappia poi fare davvero, e anche se a imparare altro non ci vuole poi molto, io non...

io non. punto.

e chissà poi perchè, ma ho sepre avuto una certa paura mistica dei 30 anni, ho sempre pensato che il problema si sarebbe aggirato da solo finendo i miei giorni prima di arrivarci, perchè il mio tempo sarebbe scaduto da solo, finiti i miei giorni, finito il dolore.
dario dice che è il male di vivere tipico dell'acquario, io vorrei crederlo ma non posso esimermi dal rinominarlo idiozia postadolescenziale, ma insomma, sempre di quello si tratta.

e sono stanca, così stanca. e ho paura. erchè se tutta la vita la passi a combattere non puoi smettere di punto in bianco, perchè poi non sai davvero che fare.

la verità è che prima o poi spiccherò un volo altissimo, un salto impossibile, e sarà bianco e luminoso, e questa stella filante tutta bianca e argento la vedranno tutti da lontano, ed esploderà in mille luci solitarie come un pianto nella notte.

e anche se nessuno saprà cosa è stato, sarà l'applauso più lungo che avrò mai ricevuto, e sarò bella e luminosa come non sono mai stata e mai più sarò.

di quella bellezza che si indossa solo al momento dell'addio.

mi sto preparando per quel momento.

mercoledì 19 agosto 2009

reverie


è questo flusso continuo, sotterraneo, che mi trascina come un fiume mai abbastanza in piena da affogarmi, pieno di rami che mi graffiano le mani e non posso aggrapparmi a niente, che alla fine quello mi rimane è solo sanue e fango, pugni stretti e sangue e fango e fango e sangue.

ci sono scivolaa un giorno, ero nata da poco, credo, non ricordo, e non ne sono più uscita. ogni tanto attraversiamo, il mio fiume ed io, degli spazi aperti, così belli, così diversi da me, da noi. una volt sono anche scappata, sai? un'onda improvvisa che invece di soffocarmi mi ha portata inaspettatament a riva.
ricordo che mi piaceva correre e saltare e ridere, ridere, ridere.
poi sono scivolata di nuovo. avevo un vestito bianco che si è sporacato irrimediabilmente di sangue e fango, di nuovo, e fango e sangue, e io non sapevo come pulirlo, è un'acqua così densa e scura che non lava e non pulisce, penetra nelle fibre, nella pelle e la ispessisce, la rende fredda e sporca e scivolosa e io beh mi vergogno anche un po' ad andare in giro così, con questo vestitino bianco tutto sporco e strappato, le mie mani strapazzate e il viso che non so come sia, non abbiamo specchi nel fiume, e gli occhi dei pesci sono opachi e ingannevoli.
verrà la pioggia, lo so. non so quando, ma verrà. viene sempre, prima o poi. ma le mie gambe sono risucchiate dal leto del fiume, e non potrò lavarmi il viso con quest'acqua, solo vederla tempestare le foglie e i fiori e le piante e l'erba su cui non corro più.

finchè un giorno ne berrò sino a lavarmi l'anima, e anche questo fiume strariperà, ma la pioggia sarà così tanta da lavare via il fango dalle rive, e potrò finalmente riposare in pace in un letto di sassi bianchi e puliti, e fisserò il cielo con occhi cui nessuno potrà più far male.