sabato 3 luglio 2010

caino.

io sono un animale solitario, una bestiaccia rognosa che però non è proprio del tutto indipendente, non fosse che di necessità di impara a far virtù. 'can'i mannara', come disse un mio amico. il cane che sta con le pecore, in pratica, quel povero cretino che sta con un gruppo unito di cui non fa parte, e non farà mai, neanche ci si impegnasse tutta la vita. lo sono sempre stata, in effetti. e mi sono pure impegnata da morire, ma non funzionava allora, e non funziona ora, non ce n'è. c'era sempre qualcosa di stonato, di infinitamente o indefinitamente sbagliato, ma c'era, eccome se c'era.
come quando ti metti un vestito che era di moda cinque anni fa. non è di tendenza, e non è abbastanza vecchio per essere vintage. è semplicemnte, maledettamente fuori luogo.
sono nu animale solitario e quindi ho deciso di dire che sono indipendente, che non me ne frega un cazzo di avere qualcuno che mi rappresenti osi preoccupi di promuovermi, che va bene così perchè è l'unico modo in cui so vivere, questo. ma non ne sono troppo sicura.
ho deciso di dire che se potessi fare esattamente come cazzo mi pare alla fine mi annoierei, e che non avrei scuse per i miei fallimenti, se potessi davvero investire tutto il mio tempo (e pure quello di qualcun altro) su me stessa, ma sono cazzate, in parte, almeno. in parte no, ma questa è la parte che conta di meno.
sono stanca, e brutta, e i miei capelli sono mosci come il mio umore, come il clima.
e a chi mi dice (che coraggio!) che la rabbia fa male, e che dovrei liberarmene, e allora sarebbe ttta vita, dico che è un cretino, e che non ha capito niente, e che se è vero che in guerra la rabbia acceca, è anche vero che non hai dentro un furore rabbioso grande come un oceano, quel furore che monta come le onde, come la lava che spacca la terra ed emerge, se non hai questo grido che ti pulsa dentro al posto del cuore, beh, in guerra non solo non ci vai nemmeno, ma se  anche ci vai soccombi alla paura alla prima notte in cui rimani solo nella tua tenda.
e a chi mi dice che le cose non vanno fatte per andare poi a festerggiarle danzando sulla tomba altrui dico che è una cazzata pure questa. non ho intenzione di spendere tutti i festeggiamenti lì, certo, ma almeno un pezzetino me lo merito, mi è dovuto, e non è vero che non serve.
serve, serve eccome.
serve soprattutto a sopportare l'attesa, a tollerare che tuo fratello abele, che non fa un cazzo tutto il giorno, sia baciato dal cielo mentre tu, che come un cretino ti spacchi la schiena ad arare la terra, sei sempre un passo indietro. e lui è anche bello, mentre tu hai le meni piene di calli e la pelle bruciata dal sole. e non ce l'hai, cazzo, non ce l'hai il tempo di curarti di te, non quento lui, perchè la terra non aspetta che tu ti sia fatto bello, muore se vai a curarla.
e il dolore del povero caino non è colpa sua. è colpa degli dei, che sono ingiusti, quale che sia il loro nome, e chesi prendono così tanbto sul serio da non rendersi conto che nemmeno loro possono tirare la corda più di tanto.