sabato 3 marzo 2012

come l'acqua

forse ho solo bisogno di un buon amico, di un buon bicchere di vino o di un buon medico.

questo mio cuore di pane.

tu lo sai che non ho perdonato, e non ho dimenticato. lo sai tu e lo so io, che poi è la stessa cosa. non ho perdonato, non perdono, nè me, nè tutti, perchè poi alla fine cosa cambia, non perdonare solo qualcuno. sarà anche dargli troppa importanza, ma è importante, perdio.
così importante da meritare un'esclamazione ridicola.

se è vero che è una ruota, e che siamo destinati a tornare, ci sarà tempo per una vendetta. ci sarà tutto il tempo del mondo. per rinascere e no ricordare, e una vita dopo l'altra avere questo solletico alla base del collo, i peli che si rizzano per un motivo non meglio dientificato, fino alla consapevolezza. e se poi il mio nemico sarà diventato pietra per allora, ci sarà ancora altro tempo, e altro tempo ancora, per scoprire come si parla ad na pietra. dove ha gli occhi una pietra, una foglia, una goccia, quello che sia, tutto ha occhi, tutto si può scrutare in fondo e fargli sapere che ovunque, sempre, prima o poi, sarò lì.
se invece è tutto destinato a perdersi nel raggio di un filo di perle, che la vita è uno sputo e poco più, allora forse - forse - potrebbe valere la pena aspettare la fine. e vedere se sparendo, sparisca anche tutto questo con me.
non ho perdonato, e non ho dimenticato.
quello che mi è stato soffiato via - soffiato, non solo strappato. soffiato come la sabbia negli occhi, che aceca e distrae e improvvisamente - sei a piedi in mezzo al deserto. senza vestiti. senza pelle. solo sole, sabbia, e gli occhi dei corvi. e io, io vorrei solo morire ad ogni risveglio in mezzo alla dune.

questo mio cuore di pane.
il tempo e il dolore mi hanno arato il petto come lunghi pettini d'acciaio appuntito e grosso, queste zampa d'orso che mi hanno sfondato il petto - e mi manca il respiro. e scavano, scavano, continuano a grattare le ossa, quello che rimane della mia carne a tenere uniti i buchi, questo mio petto sfondato, sfondato, che è un gesto brutale quanto il suono stesso della parola.
sfondato è più che distrutto, schiacciato, squariciato, mutilato. è tutto insieme. l'impalcatura che regge la tela e la ela insieme sono compromesse.
si chiedono perchè. in fondo non ci sono grandi dolori, qui dentro.
è solo successo che in città è arrivata la peste, e sono morti tutti. quelli che prima stavano bene, e quelli che stavano così così. semplice. non serve avere una grave malattia per morire di peste.

non ho dimenticato, e non ho perdonato. sopravvivere costa come l'acqua. irrifiutabile. non trattabile.
io non ho dimenticato. 

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