sabato 3 marzo 2012

la diga e il serpente

come quando a cinque anni, e poi a quindici, cammini per strada e ad un certo punto ti assale l'angoscia. una tristezza spessa, pesante, umida. cammini per inerzia, e non sai dove andare, anche se in raltà sai perfettamente dove stai andando -a scuola,a casa, a lavorare. non è quello il punto. il tuo corpo lo sa e tira dritto, perchè è sempre un po' più intelligente della testa, tira dritto (la salvezza della strada dello scecco, già) ma nel frattempo è come se stessi andando non si sa dove. vorresti tagliare per un'altra strada, allungare, non arrivare a destinazione, perchè poi? poi? poi ti siederai -sul divano, su una sedia, alla scrivania- e non ci sarà niente da fare. finchè cammini per strada nessuno si accorge della tua faccia, di che colore è, o di quanto possa essere umida o tesa. cammini, tiri dritto, e tutti fanno altrettanto, e puoi anche farti venire un piccolo attacco d'asma, nessuno se ne accorge, non importa, cammini e fendi l'aria come fosse chissà quale spavalderia, e certo, brava, fendi l'aria, stronzetta, e poi prendi a facciate i muri, tanto la differenza la conosci perfettamente. stupida. stupida idiota. e quindi cammini, acceleri il passo e puoi sentirla, si si, puoi proprio sentirla, la scia umida che ti pende dalle spalle, come una sciarpa, come un fronzolo che ondeggia attaccato alle scapole mentre cammini.
scampoli d'ansia, piccoli attacchi di panico a metà prezzo. solo pret a porter, che in metro, con la folla, qualsiasi oggetto di qualità superiore e di trama più delicata andrebbe in pezzi.
te lo porterebbero via.
borseggiatori di stati d'animo. un sacco di gente lo fa. qualcuno per solitudine, qualcuno per collezionismo. qualcun altro perchè è semplicemente un essere umano e, in quanto tale, un essere aberrante.
e mentre cammini a testa bassa e magari parli da solo, non proprio come i matti ma come gli scemi si, ti fai scappare un paio di ansimi asmatici o impauriti, poco cambia, il suono è quello, irritante. irritante perchè suona come una richiesta d'aiuto, e la gente si irrita quando qualcuno chiede aiuto prima di lei. era il mio turno, cazzo, e adesso invece devo aiutare te. vaffanculo. stronza. debole di merda.
era il mio turno, cazzo.
e così via.
quindi magari te lo lasci sfuggire, ma quando non c'è nessuno troppo vicino. non proprio che non ci sia nessuno intorno, in fondo il dolore esce sempre quando c'è qualcuno all'orizzonte. non troppo vicino, ma visibile.
vedi una persona che ride e scoppi in lacrime. la vicina che porta a spasso il cane. e poverina, è pure brutta, c'è poco da autocommiserarsi a vederla. ma tant'è, pure lei è una buona scusa.
come tutte le dighe del mondo, basta un buchino. una puntura di spillo. e neanche quello, in realtà.
a dimostrazione che le dighe a volte servono solo a fare montare la corrente più forte. un fiume che diventa un serpente d'acqua, enorme e invincibile e arrabbiato e così forte, così ridicolmente più forte di te che ti senti un cretino ad aver costruito la tua cazzo di ridicola, minuscola diga.
tanto, anche se non si fosse bucata, l'avrebbe saltata, prima o poi.
e tu lo sapevi, l'hai sempre saputo. stava lì, seduto, sbuffando vapore dalle narici, con la faccia divertita. arrotolato su se stesso, comodo, a fumare e conversare con te al di là della tua diga.
tanto lo sai che prima o poi arrivo.
tanto lo sai che prima o poi arrivo e ti mangio.
ti dirò di più.
sai anche quando lo farò.

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