sabato 3 marzo 2012

aprile

ha un suono gentile, aprile.
ha il suono di un tempo che arriva dopo il fango autunnale e i ghiacci invernali. ha il suono delle foglie tenere che si spiegano nuovamente, e pazienza per ciò che è morto. è nella natura delle cose. e la natura non è gentile. non è clemente. e non è giusta. che poi, cosa sia giusto o meno, per la natura, non lo so. per la natura è giusto che un ragno intessa la tela intorno ad un insetto ignaro e lo digerisca ancora vivo, prima ancora di mangiarlo.questa, è la natura.
per quello esistono le parole.
per addolcirla.
aprile.
a pri le.
suona dolce. suona come il pistillo di certi fiori viola, quelli che tutti da bambini abbiamo assaggiato. perfino io, e fiori ce n'erano già pochi.
però, però mi ricordo che i garofani profumavano ancora, all'epoca. non profumano più. e io, maledizione, mi sto dimenticando l'odore dei garofani.
aprile non è primavera e non è estate. aprile è a metà strada, come lo stato di grazia.
aprile è la luce che invade le stanze e ti fa vedere il pulviscolo, ma soprattutto lo fa sembrare bello. ed è la bellezza quella che manca, in realtà.
è un calore della luce diverso, è una sensazione tattile. non è caldo, è tiepido, è il tepore del fiato sulle mani, è delicato. è stirarsi senza tendersi troppo, senza dolore.
è una musica. e forse è solo di questo che ho bisogno.
di lentezza. di un rifugio tiepido. di un po' di luce, non troppa. ma sono stanca di antri oscuri e oddio! di tutto questo epico, epicissimo piangersi addosso.
lentezza. un po' di luce.

aprile.

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