lunedì 20 giugno 2011

piazza di pietra.

sforzarsi di non farci l'abitudine è la cosa più difficile e necessaria insieme.

ti ho chiamata come la madre terra, la madre che non sono e non sarò mai, nè saprei essere. ti ho cresciuta come una bambina, una pupattola buffa, mio amore dolce e ingombrante, amore mio, cuore del mio cuore. è che tu non puoi leggere, e anche quando cosa cambierebbe? niente, le parole che possono uccidere non possono lenore il dolore.
nella mia piazza di pietra non ci sarai tu, nè io.
solitaria fradda grigia piazza di pietra le mie viscere spopolate, fredde, in cui non rimbomba solitario un tocco di campana perchè non ci sono più campane, in questo paese desolato.
10 miliardi di sinapsi per un solo pianto antico e silenzioso.
non posso fidarmi, non mi fiderò più, nè di me, nè di altri al mondo, questo è il prezzo da pagare per questo amore -cuore del mio cuore, amore mio dolce e ingombrante- neanche un pesce rosso di gomma, perchè la memoria, l'inutile sciocca memoria è l'unica cosa che posso lasciarti, e lasciarmi.
forse è per questo che ho paura della memoria degli altri, perchè lo so -los, lo so profondamente- è l'unica cosa che nessuno può toglierci, mai e poi mai, neanche se lo volessimo. e a volte sarebbe la miglior cura, l'unica.

2 commenti:

  1. Che amore può esserci su una "piazza di pietra"? Forse solo un amore di statue, come nei De Chirico.

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  2. è esattamente quello che intendevo. non può esserci amore, e infatti non ce n'è, non più.

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