giovedì 2 giugno 2011

lettera alla troposfera.

come sempre è una reazione a catena, a cascata, giù giù giù verso il più debole, e l'ultimo che arriva chiude la porta e paga da bere. la ripartizione delle colpe non ci rende meno colpevoli, funziona come con i raggi del sole, possiamo essere uno, dieci o un miliardo ma bastano sempre per tutti. qualcuno ne prenderà di più e qualcuno un po' meno, ma sempre sotto il sole siamo, tutti.
meno colpevole è sempre e comunque colpevole.
la spietatezza te la insegna la mamma di piccolo. no, il bicchiere non 'è' caduto. il bicchiere 'ti' è caduto, i bicchieri non cascano da soli. allo stesso modo, io non trovo riparo, non sono capace di trovare riparo da questa spietata consapevolezza che avrei potuto dovuto saputo (?) fare di meglio, e che il tuo meglio, se non è sufficiente, allora semplicemente non è sufficiente, e che sia il tuo meglio non è importante. e mi fa un male cane.
l'attitudine alla solitudine, la pelle sottile.
quanto mi fa paura tutto questo. quanto mi fa male sapere che fra un paio di mesi me ne sarò dimenticata, perchè gli esseri umani dimenticano tutto, e sarò anche capace di tornare a sorridere, con questo schifoso istinto di sopravvivenza che spazza via tutto. e mi sentirò meno colpevole. lo so, e la verità è che dovrebbero insegnarci a dimenticare, che a forza di esercizi per la memoria uno si ritrova con una testa piena così di cose inutili, e spietate. ogni cosa che ho nella testa è piena di occhi, e mi guardano tutti, e io non so dove andare a nascondermi.
e sapere che sarà così è solo la conferma di quello che sono. niente scuse, che le scuse non fuffa. beato chi ci crede, io non so come disimparare la spietatezza bianca che mi falcia lo stomaco.

e mi fa così paura. questa falce così grande e g i u s t a  e io con la mia pelle vecchia e sottile. mi fa paura che basti così poco a farmi ridere e così poco, ancor meno, a farmi male, malissimo. non diventare reale, per favore. non diventarlo mai. questo pianto, questo panico leggeri che arrivano e passano adesso che sei solo nella troposfera diventerebbero ingestibili. non posso neanche ridere troppo forte, sai. mi si strappa la faccia se non sto attenta. mi tengo insieme con bastoncini e ossa d'uccello, ricucio i pezzi ogni giorno prima di uscire, ma la stoffa non regge i punti, si lacera, si macera, e ogni mattina devo ricucirla, e ogni giorno è sempre più stretta e miserabile, e io non so quanto ancora andrà avanti. mi fai male. mi fa male qualunque cosa. utile spietatezza bianca e lucida che mi dice con una certa chiarezza che se mai uscissi dalla troposfera il contatto con l'aria sporchissima e vera che respiriamo scioglierebbe il trucco e i nodi ai capelli e crollerebbe miseramente tutto.
e sai cosa accadrebbe? che non avrei più un cielo su cui alzare gli occhi quando mi sento troppo misera.

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