sul trenino per tornare a casa, che casa non è, e non sarà più, le cuffie nelle orecchie come i ragazzini, il riflesso nel vetro, lo scorrere di un non paesaggio sullo sfondo.
tutto si muove, tutto passa, ci vuole solo tempo, pazienza e sopravvivenza.
tutto passa e non sta scritto da nessuna parte che la vita debba sempre fare proprio del tutto schifo.
la valigia pesantissima alla fine non solo l'ho presa, l'ho anche portata a destinazione. ma arrivata lì una mano gentile l'ha sostituita con un'altra, più piccola e leggera. e un'altra mano gentile mi ha riportata a casa, quasta casa che lo è solo fra virgolette, ma questo l'ho sempre saputo, in fondo.
puoi abitare ovunque, ma puoi vivere in un solo luogo.
partire per tornare e tornare per ripartire, sarà colpa di mio padre marinaio, non so, ma è così. è nelle cartoline che ogni tanto saltano fuori quando metti in ordine i mobili della casa dei nonni, fotografie degli anni '70 con fanciulle di belle speranze che gli mandavano un bacio dall'altra parte del mondo e chissà se ci credevano che un marinaio sarebbe tornato in una casa non sua, chissà. mio padre che se la ride e mi dice, imbarazzato come un orso 'ma se scoprissi di avere un fratellino dall'altra parte del mondo, di quando facevo il marinaio?'
papà, se avessi un fratellino dell'epoca, oggi avrebbe cinquant'anni.
e io lo so che anche tu hai questa smania di andare e la nostalgia struggente di tornare, perchè è così che ci hanno fatti, marinai e spettatori smaniosi di unirci a chi salpa, è così che ci hanno fatti e non c'è niente da fare, per un popolo condannato alla solitudine infinita di chi vede andare e venire il mondo sulle propri sponde.
Nessun commento:
Posta un commento