come un pescatore al riva, mi sento così. la mia barchetta è lontanissima, e io tiro, tiro, tiro questa cima infinita, lunghissima, tiro, tiro, tiro e continuo a tirare, piano piano, non la vedo, non so neanche se c'è ancora, legata alla cima, la mia barchetta.
la vita è cattiva, magari alla fine troverò che il mare se l'è mangiata, la mia barchetta leggera leggera, un guscio di noce - tutto quello che ho. o non ho più, chissà.
e non puoi dormire, non puoi fermarti, la tua barchetta che non sai neppure se c'è ancora è tutta sola, è sola quanto te, e chissà come sta, quanto sarà ammaccata, anche lei, come sono io. come avrà cambiato faccia - e quanta paura ho di vederlo. non so, anche quando la mia barchetta tornasse a riva, se avrò il coraggio di guardarla. non reggerei di vederla così diversa da come l'ho lasciata. -non volevo lasciarti, è che a riva le stavano incendiando, le incendiavano tutte, ho pensato che in mare saresti stata meglio. ma sono vigliacca e ho tenuto la cima in tasca, l'ho sempre tenuta in tasca, avvolta intorno alla coscia, sotto i vestiti, dove non si vedesse. guarda! sono piena di lividi qui qui e qui, quando la cima tirava troppo e stringeva, mi ha maciullato la pelle, guarda. no, non guardare, non guardare. e poi, non sei tenuta a trovarla una cosa interessante. -guarda la mia coscia destra, guarda. il livido corre tutt'intorno alla gamba, perfetto e nettissimo. potrei raccontarti ogni volta che tirava, e dovevo fermarmi e sperare solo che la corda non si spezzasse. perché tu saresti approdata da qualche parte, forse. ma io come faccio a tornare a casa, come faccio.
come faccio.
per cui adesso resto a riva, come un pescatore stanco, e tiro, tiro tiro questa cima infinita e lunghissima, e mi chiedo come nasconderò i calli alle mani se mai la vedrò spuntare.
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