"impossibile", "difficile" sono parole che hanno una funzionalità trasversale. ti insegnano a pensarle, e più le pensi più acquistano spessore, diventano concrete, tangibili. ti controlla chi ti insegna queste parole.
impossibile, non si può fare. non che se non lo pensi le cose divengano magicamente semplici, tuttavia ci ti insegna a credere che il tuo personalissimo microcosmo sia circondato da un muro impossibile, ecco, chi te lo insegna ti sta fottendo.
si prende la tua libertà, la tua autostima. ti fa credere che l'unica cosa che ti rimane da fare sia sederti a apingere da qualche parte.
l'armadio troppo alto.
la valigia troppo pesante.
la strada troppo lunga.
è impossibile, non ce la farò mai.
le parole ti fottono quando sei più fragile, ma lavorano dentro di te tutta la vita.
sali sulla sedia per prender la tua pesantissima valigia sopra un altissimo armadio e già senti che non potrai arrivarci da sola. la prendi, e ti viene un attacco dansia mentre hai le braccia tesissime e cerchi di bilanciarne il peso perchè non cada tutto, tu, la valigia, l'armadio. e vorresti poterti sciogliere in lacrime, MA siccome non c'è nessuno ad aiutarti, la verità è che, semplicemente, non puoi. quindi inqualche modo tiri giù la tua valigia e magari riesci anche a non fare troppi danni.
ecco, adesso puoi piangere. puoi desolarti per la tua solitudine, perchè sei sola solissima come i bambini quando sono soli. puoi fermarti in mezzo alla strada perchè la valigia pesa troppo e tu non ce la fai proprio a trascinarla ancora, e cazzo, non c'è nessuno a darti una mano a trasportarla, perchè c'è sempre altro da fare. però il treno devi prenderlo, in qualche modo.
è quell' "in qualche modo" che spariglia le carte all'"impossibile". non è il tuo coraggio, la tua forza, no, è la potenza incontrastabile del fatto che nella vita ci si arrangia.
il potere cosmico dell'impossibilità messo in discussione da questa cosa così micragnosa che l'arrangiarsi. suonano anche in maniera decisamente diversa, tanto pomposa una parola quanto popolana l'altra.
puoi piangere per giorni interi, ma solo quando non hai altro da fare, e quello è lo spazio che lasci all'impossibile. è impossibile che tu non pianga, quando le cose vanno così male che la tua immaginazione riesce a concepire che il fondo non sia ancora stato toccato, e tuttavia non riesce a immaginare che le cose possano migliorare, prima o poi, in qualche modo.
puoi piangere come un cretino mentre sei in metro, in treno, per strada, tanto non ti vede nessuno, ma quando devi lavorare, fare la valigia, farti la ceretta, la tinta, no. sorpasso in curva della necessità, e scatta qualcosa. non piangi più, ti rimetti la desolazione in tasca e la tieni al caldo per dopo, certo, ma non adesso. hai una cazzo di valigia pesantissima in mano, sei all'impiedi su una sedia e ormai la valigia l'hai in mano, non puoi nè rimetterla su, che non ce la faresti, nè restare così, che le braccia un due tre e ti cederanno.
impossibile è la parola che ti mette in testa chi vuole fotterti. chi ti taglia le gambe per sembrare più alto di te, chè tu sia zoppo per sempre purchè io possa sembrare alto.
chi vuole toglierti lo spazio, la'ria. chi vuole che tu abbia sempre paura, di tutto. che tu non provi nemmeno a prendere la valigia, attraversare la città con un peso che ti spezza le braccia, figurarsi se proverai mai a fare qualcosa, qualunque cosa, una volta ridotto così.
la natura non ha pietà, e neanche la forza di gravità, se è per questo.
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