Hai detto che sarebbe cambiato tutto, dopo. Che si creano legami senza spazio nè tempo, che anche a distanza è come essere qui.
Io lo devo ammettere, non ci credevo, non ci ho creduto, non ci ho mai creduto. Anche quando mi capitavano delle cose, io in fondo in fondo non ci credevo mai del tutto. Il mio sconfinato senso del ridicolo mi ha sempre impedito di avere una fede reale, profonda, in qualsiasi cosa.
E tuttavia, me la sono rischiata. Sapevo che sarei scoppiata in lacrime al momento stesso in cui mi hai detto fai quello che ti senti di fare, se vuoi piangere piangi, se vuoi parlare parla. Non era difficile, io piango sempre. Il mio pianto è come il famoso liuto sospeso. Basta nominarlo e lui suona.
E quindi. Tuttavia ci voglio credere, un po' ci ho creduto, alla fine. C'è stato un breve momento in cui sugli occhi ho sentito una carezza lieve, fresca, pulita.
E io adesso te lo chiedo. Me lo puoi togliere questo dolore? Dimmi di si, o dimmi di no. Dimmi qualcosa. Io non ce la faccio più. Non c'è più spazio per tutto questo dolore, perchè quando chiudo gli occhi mi scappa da tutte le parti, mi soffoca, trasborda, deborda. Perchè a forza di dire che se potessi me lo prenderei io, il tuo dolore, succede che succede,e si accumula, e io lo sento, mi mangia, mi cresce dentro, si accoda agli altri dolori, e al mio. E tira, tira, tira da morire. E io mi sento così desolata. Desolata. C'è solo uno spazio bianco e asciutto e opaco, e io mi sento così sola e desolata in questo spazio morto, sto in piedi al centro e mi sbatte tutto in faccia, la sabbia, le api, il vento, i capelli, e io non riesco a singhiozzare perchè non ho più fiato, non ho più tempo. Desolata. In questo spazio vuoto non c'è neanche un dio da bestemmiare, non c'è niene di niente, e non riesco a singhiozzare, non riesco a. Arriva un momento in cui fa così male che non senti più. Ti sviene l'anima, collassa, si spegne. Lo puoi sentire, sai?è una sensazione fisica abbastanza netta, senti che la fodera interna di te va giù, di botto. Paf. E rimani solo tu, con tutta la tua carne, rimani solo tu, e sei nuda dentro, e senza voce, e senza mani, e senza nient'altro che un pianto che esce quando ti distrai un attimo, quando la disciplina che farebbe impazzire chiunque, quella disciplina ferrea che tutti i giorni, tutto il giorno, ti imponi per controllarti, quando quella disciplina per un attimo va giù, appena appena, quando va giù ti colano i lacrimoni. A volte succede anche mentre sei pienamente concentrata sula tua disciplina. la sensazione principale è un grande stupore, ti senti presa in giro. è come se tu non fossi tu, come spiegarlo? è come se tu fossi un avatar che si sforza, si sforza, gneeeeeeeeeeeeeeeeeee, si sforza maledettamente, ma è solo un avatar, e non può altro che subire le azioni e reazioni del te reale, che chissà dov'è. come se tu non fossi tu, ma una te nel sogno, quella che non può fare niente, e a cui tu non puoi far niente per aiutarla. Non c'è scampo. è in questa terra di mezzo desolata senza dei che si svuota il mio pianto. Non so a chi darlo. Non c'è a chiedere conforto, o chi bestemmiare, o qualcuno a cui ribellarsi.
Mi stai sentendo?
Nessun commento:
Posta un commento