mi sono quasi stancata di dirmi da sola te l'avevo detto. lo sapevo, lo sapevo, cristoddio, lo sapevo. forse è vero che le cose a pensarle forte forte poi succedono.
mi sono fatta il tragitto dalla metro alla corte dei miracoli a piedi, per smorzare l'ansia, me lo sono fatto piangiucchiando e parlando da sola, ripercorrendo a memoria quello che non era ancora successo, esattamente così come è successo, poi, pochi minuti dopo.
succede che poi, ad un certo punto, ci si spezza. così. senza fare rumore.
che devo fare adesso? non ho nessuna scelta, perché quando la domanda è sbagliata la risposta non può esistere. come puoi chiedermelo, ancora e ancora e ancora, e neanche metterci un filo di comprensione a crudo, chiedere e basta, chiedere per sapere, maledizione a me che non ho più bestemmie che rendano l'idea, chiedere per sapere, così, a titolo informatico.
non lo so qual è la soluzione al problema, non lo so e a dirla tutta non sta a me trovarla. io ti ho accompagnato, curato, sostenuto dal primo giorno ad oggi, sempre, sempre, sempre, e più di quello non devo fare, non posso fare, non so fare. il tuo problema è diventato il mio, ma a quanto pare non è nostro. è anche mio, che è ben diverso. e tu, ovviamente, come ogni volta che mi ricordo di non essere tua madre, una madre perfetta e amorevole e comprensiva e sì amore, certo amore, come dici tu amore è sempre giusto, figurati amore, che ti preoccupi per me? la mamma ti ama qualunque cosa tu faccia. tu, ovviamente, te ne sei andato. come ogni volta. non solo si farà come vuoi tu, perchè certe domande hanno in sè la risposta, e per quello è vile farle, ma si farà senza che io abbia un filo di spazio di comprensione.
è questo quello che mi fa più male. non solo c'è tutto quello che c'è, ma ti inalberi pure.
mi sento come i bambini mollati da qualche parte dalle decisioni dei grandi. mi sento come e io?
e tu, sticazzi.
tutta la tua tanto decantata sensibilità dov'è, adesso? certo, se non facciamo così allora poi succederà che cosà, ed è sempre tutto più grande, più importante, più eccetera del mio miserabile piccolo cuore. già.
è diventata una comoda scusa il tuo dolore, una comoda scusa per camminare speditamente sugli inconvenienti di percorso, tipo me. perchè è così che mi fai sentire.
mi resta da scegliere se indossare il mio vestito migliore e partecipare alla competizione sbagliata, che più ti fai bella più lei si sentirà importante -guardala, guarda come s'è conciata, si vede che si sente minacciata, porella- oppure fare finta di niente e sbandierare quell'avatar di normalità che si chiama sciatteria, e perdere in partenza la competizione sbagliata.
succede che ad un certo punto si spezza, e lo sai com'è? quando si spezza, non c'è mai nessuno a tenere i due capi del filo, e restano a penzolare miseramente nel fango, come le viscere dei cavalli in guerra.
Nessun commento:
Posta un commento