sai che c'è. è che a forza di elaborare il lutto, vero o presunto, il lutto è diventato reale. ed elaborato. piano piano, poco a poco, si impermeabilizzano le parti umide, delicate, tenere. quelle bruciate, aperte, rosse e rosa e nere, nere, nere.
non sento più niente.
come un livido che spunta per un calcio solo accennato, ma che ha già fatto male. in un'altra vita, nella mia testa, per principio, non importa come e quando, ma anche se la botta era illusoria, il livido è reale.
percui no, non è che non fa male. solo che comsì come fa male, piano piano guarisce, deve guarire prima o poi.
cera che si asciuga sulla carne aperta, una strato che non vedi e non senti, ma c'è.
non sento più niente, lì dove fa più male. non ti sento più.
il male intellettuale è più seccante di quello emozionale. puoi dimenticarti come arrossisco, ma non osare dimenticare quanto sono intelligente. se lo fai, mi aiuti a guarire. la cera calda brucia un po' all'inizio, ma si asciuga subito, ci avevi fatto caso?
e quando si asciuga non senti più niente di niente.
divento cera anche io, piano piano.
niente di niente.
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