bello quel pezzo che mi hai fatto ascoltare, quello del cantante dei mariposa. già, mi è piaciuto, era facile indovinarlo.
quello che non hai indovinato tu è che io, un pezzo simile, l'ho scritto, e neanche troppo tempo fa. lui parla di varechina, io di cera.
di filamenti, di strisce fibrose che ti attanagliano piano piano il cuore e lo stomaco, fino a soffocarlo, fino a quando smetterà quasi di battere - no, non lo faranno fermare, sarebbe troppo facile.
solo, lo faranno battere piano piano, come quando hai corso e vorresti tirare un sospirone e riempirti i polmoni ma non ce la fai, perchè ti vengono le fitte al petto, e allora fai tanti piccoli respiri affannati e poco soddisfacenti.
se solo sapessi come non macerarmici intorno così, sarebbe tutto più semplice.
prendere semplicemente atto del fatto che nonostante i sassi che ho lasciato praticamente ovunque, tanto che chi voleva mi ha trovata anche qui, prendere atto del fatto che tu, semplicemente, non li hai visti. che ti sei dimenticato che a giugno c'ero anche io - e c'ero apposta per te, fra l'altro, ma questo fa parte del processo di macerazione, quindi va beh. che mi hai detto di tornare quando volevo, e che io ci ho creduto.
che mi dici certo, puoi restare, però come ho detto a tutti, portati un sacco a pelo che non si sa mai, e io che mi chiedo perchè, perchè, perchè non mi dici certo, resti con me, no?
so che lo avresti fatto, qualche centinaio di giorni fa. quello che non so, è adesso.
quello che non so. e se solo questa cera finisse dritta sul mio cuore una volta per sempre, farebbe meno male. farebbe meno male. farebbe meno male.
ci hai fatto caso, che il suono della carne brucia si scrive come l'ordine di fare silenzio? ssssh.
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