domenica 3 gennaio 2010

ghostwriter


io non so scrivere. nel senso, non so 'scrivere', non so raccontare una storia, formulare parole, costruire qualcosa che porti da qualche parte. non c'è niente da fare, bisogna prenderne atto.
posso limare, smontare e rimontare. ho stile, sono elegante, lucida se serve e grezza nel dolore, così dicono.
ma non sanno di dirlo a me. lo dicono di quello che leggo e non firmo, perchè in effetti non ho nessun diritto di paternità, al più sono una zia che ti insegna qualcosa, utile o meno, la zia che ti ricordi, forse, ma certo non c'è partita con la mamma, con tutti i suoi errori, tutte le volte che ti ha rotto le scatole e che non ha saputo parlart. solo una zia.
molto meno di un ghostwriter, un po' più di un correttore di bozze. non c'è arte, non c'è mestiere. a metà di un po' meno di quello, un po' più di quell'altro, brevi cenni sull'universo,come tutto quello che mi riguarda.
piccoli spazi, poca luce, un po' di polvere, il retrobottega della mia vita che forse mi manca, se può mai mancare quello che non hai.
un giorno riuscirò ad uscire di casa struccata, in jeans e converse, dopo il tramonto. senza sentirmi travestita da qualcun altro, senza sentirmi così tremendamente ridicola.
cos'altro non so fare? un mare di cose. solo che -non- le faccio con stile, e qualcuno continua a cascarci.

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