i denti ridono, masticano, mordono, masticano masticano, masticano. si masticano. i denti ridono gialli grossi e regolari, regolari squadrati. macchiati di rossetto che non tiene il grasso del cibo che ingollano le bocche, le bocche piene di cibo, di carne masticata per ore, all'infinito, carne che a forza di masticarla è paglia secca, senza più succo, pezzetti di paglia fra denti che scandalosi continuano a ridere sporchi. il naturismo non è un valore, non voglio vedere i peli sulle tue gambe, la tua assenza di vergogna per la tua bruttezza mi offende, mi fa schifo.
la natura non è bella, la natura è informe, è lo stadio iniziale dal quale cerchiamo di affrancarci ma che alla fine ci mastica, perché si muore, e dopo morta non puoi affrancarti dalla natura. sei morta, sei in balìa degli eventi.
continuiamo a scambiare per simpatiche cose che simpatiche non sono. la lingua italiana, perdio, ha tanti aggettivi, usiamoli con coscienza.
un cretino non è simpatico, è un cretino. ti fa ridere, ma non vuol dire che sia simpatico. anche una scimmia allo zoo che si fa le pippe ti fa ridere, ma non è simpatica. è una scimmia che si fa le pippe.
una stronza non è simpatica, è una stronza che sta massacrando creativamente uno che magari è cretino e se lo merita, ma non è simpatica, tecnicamente.
io non sono simpatica, io sono isterica, io mi contorco quando parlo perché mi fanno male le gambe per quanta tensione c'è in quello che ho da dire e in quello che non riesco a dire, mi tira e mi spinge da tutte le parti e io mi contorco, faccio le smorfie, ho movimenti scattosi perché, cristo, io sono isterica e incazzata nera e una sola bocca e due sole mani e una sola faccia non bastano a dire tutto insieme quello che mi riempie fino alla punta dei piedi, e non c'è un cazzo di niente da ridere, io non sono simpatica e certamente non è per far ridere che mi storco tutta.
cristo.
cristo.
cristoddio.
ho bisogno di fare cose.
quando l'animale si sveglia, e prima o poi si sveglia sempre, rumina, mi rumina dentro, mi rumina le viscere. e inizia il dialogo segreto, come quello delle madri in attesa con il feto. solo che io chiacchiero con la bestia. e per un po' la ammansisco, chè la vita è bella il sole alto e io sono tanto, tanto ironica, e lei si rannicchia borbottando. ma poi, siccome lo sa che anche io per crederci faccio uno sforzo tutti i giorni, che la sopravvivenza è solo una disciplina, e va applicata con fermezza, altrimenti sono cazzi, siccome lei lo sa, prima o poi mi guarda mentre le dico che la vita è bella e il sole alto, mi guarda e non dice niente.
mi guarda e sta zitta.
fino a quando mi finiscono le parole, e poi restiamo solo io e lei in un mare di neve e silenzio.
e poi devo fare qualcosa, subito.
chiede un tributo di sangue. chiede dolore sangue e attenzione, perché non basta il mio sangue, deve essere confezionato con attenzione. dev'essere ferita, ustione, morso alle guance finché la bocca riconosca il sapore del ferro. e però.
il punto è che è un tributo usuraio, quello che chiede. l'interesse è altissimo, lo sappiamo, lo so io e lo sai, certo che lo sai anche tu. tu sai che al tributo segue l'umiliazione del sacrificato. doppio tributo, doppia sconfitta, sono tua due volte per sempre in più.
posso non farlo, e farle mangiare le mie viscere finché non accada qualcosa, finché morte non ci separi, finché a forza di ricordarmi che è passato troppo tempo ed è troppo tardi per cominciare, cominciare, si, cominciare, non ricominciare, proprio cominciare, che fallita, a forza di ricordarmelo non faccia due passi in pi lungo i binari di qualcosa di più grosso più forte e più veloce di me.
ho scoperto che se corro un po' funziona. terapia della corsa, non della fuga. io non fuggo da lei, non vado da nessuna parte.
è un bisogno autistico di calcolare tempo, distanza, calorie bruciate.
odio correre al parco. io non corro per salutismo, io corro perché a qualcosa devo aggrapparmi. non mi serve compagnia, non mi servono gli uccellini. mi servono un cronometro, un display, tempodistanzacalorie. mi servono certezze, numeri.
si vince su tutti i fronti: sopisco la bestia, non le offro tributi di sorta e non mi sento una merda. e in più, abbiamo fatto un passo avanti sulla via del culo sodo, che non è male. anzi, forse piano piano guadagnerà il primo posto nella classifica delle cose ottenute. il punto è che devo sapere cosa sto facendo, in ogni momento. devo saper quanto manca, e per saperlo devo avere un obiettivo e qualcuno, meglio qualcosa, che me lo dica con onestà.
devo sfinirmi, perché lei è me, e se io sono stanca si stanza anche lei, e va a dormire, ancora un po'. ancora una volta.
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