venerdì 21 ottobre 2011

Arriva sempre, l'inverno.

La gente molto felice – o molto infelice è sempre feroce. Non c’è posto che per sé nel proprio cuore, tutto ilresto è corollario, fondamentale come il coro greco ma non altrettanto stentoreo nell’espressione.


Non si chiede al coro come stai?. Ci si aspetta solo ascolto e cassa di risonanza. Stonato il coro, terribile l’errore, impietosa la risposta di chi è, pur sempre, il protagonista della più grande tragedia cosmica del momento, per sempre finchè dura.

La gente con un grande dolore ama verticalmente chi gli sta accanto perché è una riflesso di sé che ama, ma solo a tempo determinato, e lancia ogni tanto colpi di coda di una violenza inaudita e disattenta –ma pur sempre piena di validissime motivazioni, all’occorrenza. Saltano denti e ciglia, e continui a sorridere, un sorriso un po’ storto, ma pur sempre un sorriso, percui è come se non fosse successo niente.

Quello che devo fare.

Maniche lunghe a coprire il mio dolore per cui non v’è spazio.

È arrivato l’inverno, purtroppo.

Arriva sempre.

Nello spazio del disamore disattento si posano comodamente le parole pesanti del giudizio puntuto, uso scellerato e cattivo –cattivo, sì, dell’attenzione posta in altri momenti. L’altrui amore è un’arma potente per chi lo riceve. Aprire le braccia priva chi lo fa del proprio calore, e scopre i segni. E nel dare il colpo sai perfettamente dove farà male, ma non ti curi di moderarne le conseguenze.

È nello spazio vuoto fra ciò che sai e scegli e ciò che ignori e fai volutamente a caso la differenza fra me e te.

Io so dove ti fa male. Mi sforzo di saperlo. Con il mio metodo, che è quello che è. Brucia quando disinfetto dove la carne è scoperta e tenera, ma non v’è intenzione nel dolore che procuro. Forse un po’ della mia –imperdonabile, certo, goffaggine, ma nessuna chirurgica intenzione di far male.

Tu, no. Semplicemente.

Nessun commento:

Posta un commento