domenica 12 settembre 2010

settembre e l'isola

settembre è il mese della malinconia atroce che prelude novembre, il freddo e il grigio che sono belli se puoi rimanere in casa.
ma a settembre le case non hanno pareti che possano difenderti.
a settembre una volta ero ancora al mare, gli ultimi giorni di vacanza e mia mamma che lavava tutte le pentole per riportarle a casa in città, non ho mai capito perchè le lavasse tutte da capo, ma lei era granitica, e quindi si faceva così, mentre fuori pioveva sempre e per andare a salutare gli amici facevi un pezzo di strada di corsa fnio ad arrivare all'unico di noi che avesse il portico fuori casa, così potevamo stare tutti insieme senza bagnarci troppo, che in realtà quando eri arrivato era ormai troppo tardi, e finiva sempre che si facevano altri tre passi e tutti in acqua, nel mare blu, tanto più di bagnati di così.
forse è che quado nasci su un'isola, sotto un vulcano, non puoi semplicemente andartene.
io ho baciato il vulcano e dormito in acqua, e tutto l'amore del mondo non potranno colmare questo vuoto enorme che torna a settembre.
forse quando nasci su un'isola sei destinato ad essere un po' diverso da chi è nato sulla terraferma.
strana isola, la mia.
senza la netta lontananza della sardegna, la sicilia è come venezia nel '500, ci sono tutti, vanno e vengono, non esiste posto al mondo in cui sia più facile andare e venire, è un'isola aperta, solare, accogliente. e angoli così bui e profondi che celano la bestia selvaggia e indomabile agli occhi di chi si lascia abbagliare dal sole.
di una fierezza nascosta nelle pieghe delle strade, con una distanza siderale garbatamente celata dal profumo delle zagare e dalla dolcezza dei frutti.
ma rimane un'isola. solo che chi ci viene non se ne accorge.
è li che ti frega, la sicilia. ti sussurra all'orecchio che non è poi così lontano, il resto del mondo. ti sussurra che potresti anche restare, cosa sono in fondo tre chilometri dalla terraferma?
niente. non sono niente.
e tu, come un cretino, la ascolti.
e quando viene il momento di andare via, senti il veleno di quel sussurro.
non te la scordi più, l'isola. non ci puoi vivere, forse, ma ci tornerai per morire, quando sarà il momento.
tre chilometri sono uno spazio enorme, talvolta, e il tuo cuore si tende ogni giorno di più per coprire quello spazio, ovunque tu sia. 

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