alla fine, è venuto il silenzio. non quello che desideravo, ma è pur vero che non si può avere tutto. soprattutto quando non si hanno le coordinate. nemmeno la rotta, in verità.
imporsela, come quotidiano atto di volontà, si.
imporsela alla cieca, talvolta. spesso.
perchè da qualche parte bisogna pur andare.
tutti questi giorni ai piedi del cielo per non finire all'inferno.
(qualcuno dixit)
non che serva poi a molto.
perch le pareti sono calde e gelide, neanche le avesse progettate l'inquisizione in persona. perchè c'è gelo e fiamme tutto intorno, e la strada è appuntita. appuntita. non è un aggettivo appropriato, forse, ma rende, io la vedo così. appuntita. il suono di certe parole rende l'immagine in modo piuttosto fedele, per improprio che sia il significato.
e in questo inutile percorso, che come molte cose inutili ha i tratti delle cose inevitabili, non ci sono tasche per custodire la parte migliore di me. si strappano, si consumano, e il rischio che cada per strada è alto. è così facile. cadere da un buco, cadere da una tasca. infrangersi al suolo. venire calpestata. perderla in mezzo a tutto questo casino.
l'ho dovuta seppellire. dentro la mia testa, sotto la pelle, in un luogo in cui neanche io posso vederla. come se non esistesse, perchè solo dimenticandola per un po' posso proteggerla. da me, dal mondo, da tutto. dal freddo e dal fuoco. dal vento e dal silenzio.
non sono capace di scaldarla, adesso. e le mie mani sono così brutte, così brutte. non si piegano le dita per chiuderle a coppa e raccoglierla.
l'ho seppellita e lasciata lì, da qualche parte, e se riesco a dimenticare dove l'ho messa sarà un posto così anonimo che nessuno avrà voglia di violarlo per prendersela. sta lì, zitta zitta, come la funambola sepolta sotto la neve. morta e perfetta, in attesa che la primavera sciolga i ghiacciai.
sta lì e anche se mi strugge non averla so che sta lì.
sta lì, inutile come tutta la poesia del mondo è inutile. come la bellezza che solo la morte preserva.
e forse la morte apparnte è morte piena, ma non sono in grado di proteggerla.
non sono in grado.
sta lì, e dorme. spero che dorma. spero che non senta, non veda, come si spera che non veda e non senta e non soffra una persona cara che dorme. come si spera sia ignara di quello che frattanto le gira intorno.
come il giovane che dormiva e non vide la morte passargli accanto, e quando si svegliò era già andata via, non l'aveva visto nè sentito, nè lui lei.
in un libro per il resto orribile ho trovato una cosa bella. spacciata per una preghiera dei papi, che non so nemmeno cosa sia. e non so nemmeno se sia quello che dice di essere, ma è bella, e per adesso tanto mi basta. è più di quanto mi aspettassi, e va bene così.
(...)
Ahimè, purtroppo l'ultimo giorno si avvicina.
Scaccia i demoni nei precipizi dell'inferno,
E dimora vicina, cara Madre,
Al tuo figlio vecchio e traviato.
Con mano gentile chiudi le stanche palpebre
E consegna nelle mani di Dio
L'anima di colui che sta tornando a Lui.
(...)
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